Poem by Aimaproject ©
Quando mi trovo a "ribaltare" i letti del manicomio ch'è la mia mente, trovo sempre le lenzuola sporche.
Qualcuno lascia sempre qualcosa di sé, ma qualcosa di sporco, una volta che se n'è andato.
Forse lasciano la loro stessa essenza, quei residui sono come la loro impronta digitale, per me.

Sporco.

Forse solo per me, ma qui la relatività ha poca importanza:
io devo comunque lavare le lenzuola e riordinare la stanza.
Non sono così ingenua da credere che i prossimi ospiti vi lasceranno un minimo d' ordine.
Dicono che gli ospiti li si debba educare prima ch'essi alberghino nella tua stanza, ma costoro sono così bravi nel rifare il letto ogni giorno, che tu non te ne accorgi che alla fine della loro natura e del loro vero essere:
quando disfi tutto.

Ora è tutto calmo ed ordinato.
La luce azzurrina filtra appena e lega i letti tra loro con un filo di luce che posandosi sulle spalliere metalliche le fa esistere.

Sono così fredde, ora.

Coi miei ospiti presenti sono invece di quel tiepido malato che scalda l'aria rendendola densa, pesante ed irrespirabile.

Tutto sarebbe perfetto qui, ora; ma già bussa il primo ospite.
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