
Bologna, 25 giugno 2008
Agli organi di informazione
Loro Sedi
COMUNICATO STAMPA
BOLOGNETTI 2008
Vicolo Bolognetti 2 - BOlogna
Post Contemporary Corporation
Ultimo concerto a Bologna
Venerdì 4 Luglio ore 21.30
Zekkini: voce, xilofono di bambù, campanelli
Giulio Sangirardi: chitarra elettrica, teremin
Antony Othi: laptop.
Grande serata con Post Contemporary Corporation che presenterà il nuovo 12” "Manzotin Mantra", edito da Musica di un Certo Livello/ Misty Circles; è una compilation di remix del suddetto brano, reinterpretato da una scelta schiera di band che si è avvicinata nel tempo all’ideale postcontemporaneo: TourdeForce, Sandblasting, Obsil, Der Feruerkreiner, Sandro Codazzi, Malato e Spiritual Front.
Presente inoltre un documento eccezionale per la sua rarità: un estratto del comizio postcontemporaneo tenuto a Milano Marittima nel 2007 davanti ad una folla entusiasta di patrioti.
Anche quest’anno, il flusso magnetico emanato dalla barbarie verbale e sonica della PCC creerà un'atmosfera di catarsi cosmica tale da trasformare il concerto in un mini rave, o ancor meglio in un'adunata di visionari e psiconauti.
L'addetto stampa
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Lo primero que me llamó enormemente la atención del primer trabajo de este dúo italiano, conocido como Les Jumeaux Discordants, fue el engañoso formato en el que presentan su mini CD, utilizando una carpetilla que posee las mismas dimensiones que un vinilo de siete pulgadas. Sobre la portada de fondo negro reposan dos perfiles simétricos definidos en color plata, enfrentados por su propio reflejo, separados por la presencia central de una daga, delimitados por la esencia del círculo.
Misty Circles ha sido considerado uno de los sellos pioneros dentro del poco cultivado subgénero Ritual. Ya en 1984 los también italianos Ain Soph, precursores indiscutibles de esta tendencia y creadores del sello, editaban su primera cassette bajo esta referencia discográfica. Todo lo que Misty Circles ha lanzado al mercado hasta hoy día –que no ha sido mucho- se caracteriza por ser mortalmente oscuro, hierático y mágico. Les Jumeaux Discordants también lo son. Resulta impactante comprobar cómo se rescata del olvido lo que los propios creadores del ritual han abandonado con el paso del tiempo.
Les Jumeaux Discordants se formó durante el año 2005 en Italia, y es el resultado de la unión de dos proyectos independientes entre sí. Roberto Del Vecchio es frontman de The Last Hour, un proyecto que ha conseguido asomar la cabeza en un par de recopilatorios del género neofolk y experimental, entre los que destacan “Flowers Made Of Snow”, un doble CD editado por Cold Meat Industry. Por otro lado, Aimaproject era otro proyecto existente desde 1996 que había cultivado hasta el momento diversos campos del arte y la expresión, como pueden ser la fotografía, la poesía o la música. El resultado de la unión de ambos ha sido lo que hoy se nos presenta, Les Jumeaux Discordants.
Este primer CD está compuesto por seis cortes que mantienen un clima frío y de base preponderantemente ritualística. En ellos abundan melodías mágicas y endiabladas que configuran climas de expectación y terror. Muy destacable resulta la aportación de Aimaproject, su voz otorga un toque cabalístico a los temas muy parecido en ocasiones al ideado por Alzbeth en TMLHBAC hace ya más de diez años.
Destacable ante todos los demás resulta su cuarto tema, ‘Être’, que sintetiza perfectamente el espíritu que este dúo quiere transmitir. Como dato curioso se puede apuntar que el texto de ‘Le Destin’, su quinto corte, pertenece a un poema de Gérard de Nerval, escrito a mediados del siglo XIX. Pero esto no termina aquí, puesto que ‘Almus Spiritus’, recitada íntegramente en latín, no es ni más ni menos que un fragmento perteneciente a la “Conjuración de Catilina” de Salustio, uno de los textos más utilizados por los profesores de lenguas clásicas para realizar ejercicios de traducción.
Nos encontramos ante un gran proyecto que acaba de presentar un trabajo magno. La única carencia ha sido su escasa distribución, este trabajo ha sido limitado a tan sólo 100 copias, por lo que los interesados deben darse prisa en conseguirlo.
RECONDITA STIRPE/EGIDA AUREA
Tradizione e Identità

di Michele Viali (foto: Roby Maestrini)
Raccogliere i nomi di Recondita Stirpe ed Egida Aurea in un'unica intervista non rende forse al meglio l'importanza dei due giovani progetti, ma dato che entrambi sono capitanati e nascono dalla mente di Diego Canchero, abbiamo colto l'occasione per chiedere a lui e agli altri componenti delucidazioni riguardo passato, presente e futuro delle due band. Dal nostro incontro emerge, come già sottolineato nel titolo, l'importanza della Tradizione, intesa come recupero di sonorità italiche di provenienza popolare, ma anche di estrazione colta e cantautoriale legata al retroterra genovese, ottimamente incastonate in un impianto che si ricollega al filone neofolk europeo. Ma il recupero della Tradizione si esplica anche attraverso il bisogno di riappropriarsi di alcuni valori che l'uomo moderno va progressivamente perdendo. Per tali motivi si avverte, soprattutto in Recondita Stirpe, la necessità di riacquistare un'Identità vanificata sempre più da quella pericolosa letargia di cui ci parla Christoff (cantante e autore dei testi), figlia dei tempi moderni che stanno spegnendo "qualsiasi tipo di attività neurale". Concetto ripreso anche da Egida Aurea, progetto capace di rievocare il passato come pochissimi altri hanno saputo fare (l'accostamento agli Ianva di "Disobbedisco!" sembra essere l'unico possibile), ma anche di trasmetterci un senso di opposizione fiera e costruttiva ad un presente assai discutibile. Evitando qualsiasi luogo comune e con estrema disponibilità e perizia, Christoff, Guglielmo Amore e Diego Banchero spiegano qui di seguito l'essenza principe che muove Recondita Stirpe ed Egida Aurea.
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Gradirei iniziare dalle radici del vostro progetto: come nacque l'idea di Recondita Stirpe, a chi deve il suo avvio e perché questo nome?
Diego: "Dopo aver pubblicato 'The Dissolution Age' (l'album che ha concluso l'attività di Malombra), avevamo optato per una svolta stilistica che prevedeva un approccio compositivo maggiormente incentrato sul recupero di sonorità acustiche e folk nostrane, da coniugare con un portamento orchestrale epico e marziale. Avevo scritto quindi molti brani per un possibile nuovo album, che in realtà non è mai stato realizzato. Infatti, dopo aver concluso una serie di progetti paralleli, ognuno dei componenti del suddetto gruppo ha intrapreso una sua strada autonoma.
Decisi allora di utilizzare quel materiale per un nuovo progetto neofolk e, approfittando del fatto che avevo di recente cambiato metodo di lavoro allestendo un modesto home recording studio, iniziai a fare i primi arrangiamenti e programmazioni dei cinque brani che formano il mini di esordio, coinvolgendo subito dopo Mirko Giorgini nelle registrazioni delle chitarre e Carolina Cecchinato ai cori. Dopo aver provato qualche songwriter, con cui non siamo riusciti ad instaurare la giusta sintonia per procedere nei lavori, abbiamo coinvolto Christoff, il quale ha intrapreso il ruolo di cantante/autore delle liriche. Abbiamo quindi realizzato un master demo corredato di un primo artwork in cui appariva il logo del gruppo disegnato da Christoff, e successivamente realizzato in varie versioni e tipi di supporto dal sottoscritto. Io e Christoff abbiamo successivamente ragionato su un monicker che descrivesse al meglio ciò che noi siamo, ovvero persone che tentano di resistere alla massificazione della cultura, dell'arte e del pensiero che caratterizza quest'epoca storica. Persone che vivono mimetizzate in un contesto sociale basato su regole che appiattiscono ogni cosa (in particolar modo il pensiero). Chiaramente, per questioni di sopravvivenza, dobbiamo rispettare tali regole, ma ciò non significa che intendiamo aderire ad esse. Le visioni del mondo, ovvero i modi in cui l'uomo percepisce la realtà circostante, sono profondamente mutate nel corso della storia. Ciò che oggi sembra normale e logico prima o poi finirà con l'apparire delirante. Aspettiamo una prossima mutazione metafisica, sperando che dopo di essa il mondo sia maggiormente confortevole per quelli come noi. Dopo aver discusso a lungo su questi argomenti, Christoff ha coniato il nome Recondita Stirpe. Lascio quindi la parola a lui per ulteriori chiarimenti."
Christoff: "Recondita Stirpe non è un'entità pensabile come band e basta, è piuttosto una Weltanschauung, una visione del mondo di un insieme di persone che parla in quanto tale, cioè in quanto insieme. Anche la coralità musicale dei Recondita Stirpe è simbolo di questo 'Dire': è un popolo che parla, senza colori, senza distinzioni, in quanto popolo. Questa entità è nobile in senso nietzschiano, ossia spiritualmente. Nell'aforisma 55 de "La Gaia Scienza" Nietzsche scrive: "Che cosa rende 'nobile'? Non certo il fare dei sacrifici: fa dei sacrifici anche chi è dedito a una frenetica lussuria. Non certo l'abbandonarsi in genere a una passione: ci sono passioni spregevoli. E nemmeno il fare qualcosa per gli altri senza egoismo: forse la coerenza dell'egoismo è grandissima nella persona più nobile. Niente di tutto questo, ma semmai il fatto che la passione, da cui l'uomo nobile è posseduto, è a insaputa di lui stesso una particolarità: è usare un metro di valore raro e singolare, e quasi una follia; è sentir roventi le cose che per tutti gli altri si rivelano fredde al contatto: è un divinare valori per i quali non è ancora inventata una bilancia; un sacrificare su altari che sono consacrati a un dio ignoto; un coraggio che non vuole onori: una pienezza di sé stessi che trabocca e si partecipa a uomini e cose..."."
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Siete stati prodotti inizialmente dalla Misty Circles, label in cui gravitano ex-membri degli Ain Soph: in che modo siete stati 'scoperti'?
Diego: "Tra le persone a cui abbiamo inviato il primo demo c'era ClauDEDI, che, oltre ad essere un membro di Ain Soph, è anche il leader di Misty Circles. Quest'etichetta era tra quelle che ritenevamo aver lavorato in modo molto serio e coerente negli anni. Abbiamo ricevuto anche altre risposte positive di label che erano interessate al progetto, ma appena siamo stati contattati da ClauDEDI, che si diceva interessato a produrre il disco, abbiamo interrotto le ricerche."
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Quanto l'esempio degli Ain Soph ha inciso sulla vostra produzione?
Diego: "Gli Ain Soph, e mi riferisco a tutta la loro produzione, sono un esempio fondamentale per il nostro lavoro. Nel nostro piccolo cerchiamo di stare sulla scia di gruppi come loro. Anche ora che siamo passati ad Hau Ruck! SPQR, ClauDEDI è la nostra guida spirituale e la persona a cui chiediamo consiglio nei momenti importanti."
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Il vostro primo lavoro, l'EP "Recondita Stirpe", aveva molte venature neofolk, mentre il nuovo disco mira a fagocitare suoni popolari e ad allontanarsi dalle classiche (e a volte un po' scontate) ballate per chitarra e voce: come giudichi l'evoluzione e la crescita musicale dei Recondita Stirpe?
Diego: "Dopo la pubblicazione dell'EP di esordio ho scritto altre musiche per preparare un disco lungo, ricercando altri stilemi della musica popolare italiana che ancora non erano stati recuperati e messi al servizio del neofolk. Tali stilemi, coniugati allo stile creatosi con il lavoro dell'esordio, hanno arricchito di parecchio gli orizzonti melodico-compositivi del nostro sound. Inoltre ci siamo trovati a dover preparare il concerto di Genova del 4 novembre 2006 sostituendo con strumentisti veri anche tutte quelle parti che nell'EP erano state programmate in midi. Le prove con una orchestra di nove musicisti in carne ed ossa hanno fornito molti nuovi spunti per arricchire gli arrangiamenti. In conclusione, direi che era un passaggio preventivato. Devo anche confessare che, a causa della mia formazione e del mio background, ho grosse difficoltà a dar vita a sonorità minimaliste (malgrado la ricerca dell'essenza sia la mia massima preoccupazione ormai da molti anni)."
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Quanto e come avete cercato di recuperare delle sonorità lontane dalla scena alternativa e proprie della tradizione cantautoriale italiana (penso ad esempio al tango di "La Malìa Dei Sensi")? Quali sono le principali fonti a cui possono essere collegati il vostro album e i vostri testi?
Diego: "Dal punto di vista musicale siamo molto ispirati sia dalla tradizione cantautoriale di scuola genovese (De Andrè, Luigi Tenco, ecc.) che dai compositori colti di scuola italiana che hanno lavorato in particolar modo nell'ambito cinematografico (Morricone, Gaslini, Micalizzi, ecc.). Inoltre è stato importantissimo il recupero dell'approccio popolare (anche della canzone politica italiana del '900), con la sua capacità di sollevare il canto grazie a ritornelli che restano facilmente in testa poiché concepiti per essere fruibili dal popolo. La maggior parte dei pezzi che compongono il repertorio di Recondita Stirpe, estrapolati dalla loro chiave orchestrale, sono eseguibili anche con voce e chitarra da una sola persona. Questo non è un caso, ma una cosa che ho voluto da subito. Circa il pezzo che tu hai citato ('La Malìa Dei Sensi'), il discorso è leggermente differente. Chiunque ascolti una raccolta di pezzi tradizionali di musica Genovese noterà che il tango è una delle strutture maggiormente utilizzate, sia per quanto riguarda la cadenza ritmica che per la struttura armonica che in esso va per la maggiore (mi riferisco all'armonia basata sul movimento delle quinte, che caratterizza anche il ritornello del nostro brano). Ciò non è un caso. L'emigrazione dei genovesi in Argentina è stata molto cospicua e le contaminazioni che ne sono derivate, anche dal punto di vista musicale, sono palpabili. In sostanza questo brano è anche un piccolo omaggio alla musica della nostra città."
Christoff: "La Poesia è da sempre una parte indispensabile della mia vita e mi connota ontologicamente. Io scrivo in alcune riviste di poesia e ho recentemente pubblicato un libro. La Parola è quindi fondamento della mia esistenza. La sua forza è indiscutibile, ed è manifestazione indissolubile di una volontà di ricerca continua della verità. Verità intesa heideggerianamente, ossia come disvelamento dell'essere. Nessuna parola dei miei testi è superflua, hanno tutte una loro precisa connotazione semantica e spaziale, un peso specifico contraddistinto dall'esigenza e dalla struttura del senso di quanto viene detto. Poeti e filosofi sono i miei maestri, i cantautori rappresentano piuttosto il legame forte con la terra in cui vivo (l'Italia, Genova). Per quanto riguarda invece 'La Malìa Dei Sensi', essa può essere letta in vari modi: superficialmente come la passione di un uomo, stregato in modo tale da non avere più il controllo delle sue azioni. Se invece si scava un po' di più si potrà osservare l'uomo contemporaneo soggiogato, asservito, vittima di bisogni che non gli appartengono, ma che lo avvincono e lo avvinghiano a tal punto da non permettergli più di essere sé stesso: diviene altro da sé."
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Nel passaggio dall'EP al nuovo lavoro la formazione dei Recondita Stirpe si è allargata notevolmente: come sono nati i connubi artistici con i nuovi membri e perché hai deciso di ampliare così tanto la band?
Diego: "L'ampliamento della band era inevitabile. Con l'EP di esordio molti suoni erano rimasti artificiali, perché il lavoro doveva essere un biglietto da visita per far capire alle case discografiche la potenzialità del progetto e le soluzioni melodiche e di arrangiamento che lo caratterizzavano. L'idea era infatti di ri-registrare tutto con gli strumentisti veri non appena trovata un'etichetta interessata (aggiungendo eventualmente altri brani ai cinque iniziali). Al di là delle nostre intenzioni, la Misty Circles ha deciso di stampare il disco così com'era (devo dire che per noi questa è stata un'ottima cosa, perché abbiamo potuto accelerare l'esordio concentrandoci subito sulla messa in cantiere di nuovo materiale). Al momento di realizzare 'Nessuna Letargia' e di suonare dal vivo, però, abbiamo integrato gli elementi mancanti nella line-up. Il primo ad entrare in formazione è stato il polistrumentista Fernando Cherchi alla fisarmonica (che si è rivelato un elemento indispensabile sia per il sound di Recondita Stirpe che per quello di Egida Aurea). Abbiamo poi inserito un chitarrista acustico (Roberto Lucanato) che già aveva lavorato con me ai tempi di 'The Dissolution Age' di Malombra e che ha permesso a Mirko Giorgini di occuparsi completamente della chitarra classica, che è un altro punto di forza del nostro sound. Mancavano i due percussionisti e la tromba. Dietro le pelli hanno preso posto Angel Drum e Guglielmo Amore (quest'ultimo è diventato un elemento fondamentale anche in Egida Aurea, dove cura parte dei testi e si occupa della parti vocali maschili). Circa la tromba, ci siamo affidati a vari turnisti fino a che, dopo faticose selezioni, abbiamo fatto la conoscenza del giovanissimo Carlo Gilardi, che ha partecipato alla registrazione del disco."
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Un altro importante cambiamento risiede nei testi: prima veniva dato più spazio alla lingua inglese, ed ora invece propendete per l'italiano (eccetto un paio di casi). Da cosa è stata dettata questa scelta? Come mai rimangono, in un album cantato esclusivamente in italiano, due casi di liriche in inglese e francese?
Christoff: "La decisione di usare la lingua italiana è coerente con la scelta stilistica di focalizzare la nostra attenzione artistica sulla tradizione nazionale, ricca musicalmente e culturalmente. Inoltre mi permette di esprimere al meglio ciò di cui intendo parlare, avendo a disposizione un vocabolario ricco di parole interessanti. I due pezzi in lingua straniera rappresentano il filo che ci lega all'Europa: 'The Falling Sun' era già stata scritta nel 2006 per 'Il Circolo Della Vela', 'Dans La Chambre' invece rispecchia la mia vena chansonnier e il mio debole per la Poesia francese."

"È in atto un assalto mediatico-globalizzante che ci sta narcotizzando: siamo continuamente sviati da illusionisti professionisti e tele-prestidigitatori che ci manovrano come marionette, decidendo dove, come e quando comprare, vivere e fare ciò che loro vogliono. Siamo così immersi in questa telecrazia da non accorgerci di come il mondo stia andando alla deriva, completamente senza guida. Chi si rende conto di ciò, chi è consapevole di quanto accade, ha il dovere di smascherarlo. Siamo in effetti di fronte ad un bivio epocale, e credo che le cose siano destinate a cambiare entro breve tempo."
(Christoff)
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"Nessuna Letargia" è un brano incentrato sulla reazione ad un senso di torpore generale: vuoi spiegarci l'importanza del testo ed il messaggio insito in esso?
Christoff: "Questo brano è il vero manifesto del disco e rappresenta quanto Recondita Stirpe intende fare con la sua Arte: scuotere insistentemente e non mollare la presa. È in atto un assalto mediatico-globalizzante che ci sta narcotizzando: siamo continuamente sviati da illusionisti professionisti e tele-prestidigitatori che ci manovrano come marionette, decidendo dove, come e quando comprare, vivere e fare ciò che loro vogliono. Siamo così immersi in questa telecrazia da non accorgerci di come il mondo stia andando alla deriva, completamente senza guida. Chi si rende conto di ciò, chi è consapevole di quanto accade, ha il dovere di smascherarlo. Siamo in effetti di fronte ad un bivio epocale, e credo che le cose siano destinate a cambiare entro breve tempo."
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Un testo notevole e avvolgente è "Notturni Rivali": individui nascosti tra gli Altri e diversi dagli Altri, descritti in mille modi ma sempre avvolti da un alone di mistero: qual è il punto da cui nasce e si sviluppa questa idea?
Christoff: "Nella società contemporanea l'uomo post-moderno non possiede più alcun tipo di autonomia intellettivo-intellettuale, si affida a cattivi maestri dell'etere, i quali spengono qualsiasi tipo di attività neurale. In mezzo a tutto questo torpore ci sono dei 'risvegliati', ossia persone che sono consapevoli di quanto sta accadendo, mimetizzate fra coloro che 'dormono', notturne e nocive perché vogliono minare questo stato di cose. "Fiori recisi e collera/nel perenne disfarsi delle cose" rappresenta metaforicamente questo scempio e la ribellione che produce in chi vi assiste inerme (ancora per poco). Questi 'Notturni Rivali' hanno radici ben salde e sguardo rivolto al futuro, non si perdono d'animo e accettano le sfide che questo mondo pone loro, senza timori. La loro spiritualità è rimasta indenne alle tentazioni 'globali', la loro battaglia si svolge a livello mistico, uno scontro epocale tra chi vuole vivere e chi vuole dormire. Noi abbiamo già fatto la nostra scelta."
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Nell'album aleggia un forte sentore di decadenza sociale e psichica, a cui si oppone una rigida reazione: in "Dove Sei?"emerge la necessità di un punto di riferimento per chi ancora non affoga nella 'letargia'. Chi stanno invocando gli esiliati, i soggiogati, gli umiliati del brano in questione?
Christoff: "Il brano 'Dove Sei?' è l'inno di una generazione rimasta orfana, senza più punti di riferimento, esiliata in casa propria, che vuole fortemente mantenere salda e viva la propria identità. Offuscata dall'incedere funesto delle rovine, scossa nella bruma del torpore, grida la sua invocazione che sembra restare inascoltata, un'eco che si disperde nel vuoto. Allora si rivolge a sé stessa e trae forza dalla contingenza, per alzare il capo e guardare avanti!"
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Nell'album ci sono diversi riferimenti testuali alla guerra, intesa sia nel suo senso più comune e storico che come scontro assoluto foriero di morte (penso a "Il Sibilo Di Giano", "Caduti", "Lost Companions"); le stesse ritmiche e i suoni di tromba rimandano spesso alla marzialità. Da dove scaturisce questo vostro interesse e perché avete deciso di affrontare tali tematiche?
Christoff: "La guerra è qui intesa in senso metaforico, ed è calzante con il senso di urgenza che le nostre tematiche portano. La necessità storica di reagire contro l'esercizio sistematico della mattanza metafisica dell'essere umano, messa in atto dai poteri forti, ci pone nella condizione di scegliere quei simboli che rappresentano meglio il nostro pensiero. A questo viene abbinata la marzialità delle percussioni e della tromba, che danno un vigore maggiormente epico ai brani."
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Diego, inaspettatamente hai messo a punto anche una band parallela: gli Egida Aurea, di cui fanno parte vari membri dei Recondita Stirpe. Come è nato il progetto?
Diego: "È nato quasi per caso. Siamo stati contattati dagli organizzatori de 'Il Circolo Della Vela', che volevano inserire un brano di Recondita Stirpe nella compilation numero 4 e mi hanno chiesto se avevo altro materiale, relativo ai miei progetti precedenti o a qualche live, da mandare loro. In quel momento non avevo nulla di nuovo, e ho scritto 'Storia Di Una Rondine' registrandola assieme a Carolina. Ho trovato poi il nome per il progetto ed ho spedito loro il CD. Qualche settimana dopo ci siamo resi conto che quel brano portava in sé un approccio cantautoriale lontano dall'orchestralità che caratterizza Recondita Stirpe e abbiamo preparato di getto altri due brani, realizzando un primo demo che è girato tra gli amici ed è stato recensito anche su una fanzine. Non nascondo che, dopo tanti anni in cui ho curato le musiche affidando le liriche ad altre persone, il fatto di mettermi in gioco con la scrittura dei testi sia stata anche una sfida a cui non ho saputo resistere. La band si è poi notevolmente rinforzata poco prima di registrare il miniCD di esordio grazie all'inserimento di Guglielmo Amore alle voci maschili (che cura anche buona parte delle liriche e contribuisce in modo determinante alla elaborazione ideologico-filosofica del progetto), Mirko Giorgini alle chitarre e Fernando Cherchi alla fisarmonica. Nel prossimo futuro la line-up verrà ulteriormente arricchita da un paio di elementi alle percussioni e alla chitarra acustica (strumenti di cui, ad oggi, ci siamo occupati io, Guglielmo e Mirko)."
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Negli Egida Aurea si sente molto il substrato storico: c'è più aggressività e più legami col passato rispetto ai Recondita Stirpe, che focalizzano l'attenzione anche sull'interiorità e
Diego: "Oltre alle differenze musicali che ho già descritto, ritengo che il principale aspetto che differenzia i due progetti risieda nell'approccio alle liriche. Quelle di Recondita Stirpe sono maggiormente incentrate su di una ricerca poetica pura, che è maggiormente volta ad analizzare l'interiorità dell'uomo moderno. Egida Aurea entra in merito in modo più deciso a questioni pratiche, analizzando fatti particolari che hanno caratterizzato e che caratterizzano l'uomo e la sua vita sociale, le mutazioni a cui va incontro con l'incedere dei tempi, i cambiamenti nella sua percezione del mondo e dei valori e il suo rapporto con la spiritualità."
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A mio dire buona parte della forza del mini album "Storia Di Una Rondine" risiede nella voce di Carolina Cecchinato, capace di dare una marcia in più ai pezzi. Come avete sviluppato l'idea di incentrare i brani (peraltro assai virili sia nei testi che nella musica) su una voce femminile?
Diego: "Nel rispondere a questa domanda, voglio fare una piccola premessa citando una frase che spesso mi è stata detta dai miei maestri quando studiavo musica: "ognuno suona o canta in modo diverso in base a com'è internamente". Carolina possiede una voce di grande impatto che riflette inevitabilmente una personalità, la sua, incapace di lasciarsi imbrigliare da formalismi, ma che punta diritta ai contenuti senza scorciatoie. In quanto tale, è pienamente funzionale alle tematiche dei nostri testi. Del resto, per descrivere al meglio gli scenari rappresentati nei nostri brani, ci sembrava fuori luogo un approccio vocale che scendesse a compromessi con raffinatezze e finezze espressive più adatte ad altri contesti. In 'Storia Di Una Rondine' Carolina interpreta il ruolo di una donna che, consapevole del fatto che la fedeltà alla propria idea del mondo la spinge all'inevitabile scelta del sacrificio estremo, libera nel vento il suo testamento senza rimpianti, pronta a vendere cara la pelle e a farsi sfregio della morte. La donna di 'Storia Di Una Rondine' è una guerriera, una voce del popolo."

"Se quest'epoca dovesse finire o se i cambiamenti in atto dovessero portare ad un'esistenza meno sicura per tutti, saremmo in grado di reagire come un cane pastore che attacca senza esitazione i lupi per salvare il proprio gregge? Questo è un interrogativo che dovrebbe già di per sé aiutare, per coloro che se lo pongono, a comprendere l'importanza di non abbandonarsi al torpore... alla letargia, insomma."
(Diego Banchero)
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Il testo di "Storia Di Una rondine" è tra i migliori che mi è capitato di sentire negli ultimi anni (insieme a vari pezzi degli Ianva): i fatti esposti sono frutto di fantasia o derivano da situazioni storiche effettivamente vissute? In che periodo è possibile collocare la vicenda narrata?
Diego: "Più che una precisa collocazione storica dei fatti descritti nel testo, parlerei del tentativo di analizzare un quadro psicologico caratterizzato da particolari scelte che è più volte apparso, sia in tempi passati che in tempi recenti, per donarlo ad un uomo (quello occidentale post-moderno) che ormai sarebbe, nella maggior parte dei casi, pronto a voltare la gabbana a tutto ciò in cui maggiormente crede per salvare il proprio culo. In altri contesti, esistono e sono esistite persone capaci di valorizzare i propri principi fino al punto di trovare inconcepibile un mondo in cui questi non hanno più spazio. Di qui la scelta di combattere anche su posizioni perdute fino al sacrificio estremo. Il fatto che sia una donna (ed esempi di donne morte per le proprie idee si trovano in abbondanza) dovrebbe far riflettere ancor di più e spingere a capire cosa possa passare nella mente di una persona simile nel momento del suo martirio."
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Quel che mi ha colpito è la durezza di alcune espressioni, rafforzate mirabilmente dal canto di Carolina: "manderò al creatore/più di un vile traditore", "il vento reca l'acre odore del sangue dei maiali che ho accoppato/rimasti sul selciato a marcir", "sul calcio di questo fucile spero solo di lasciare un bel numero di tacche ad orrore di chi lo impugnerà". Parole che lasciano il segno, e forse svegliano dalla letargia di cui parlano i Recondita Stirpe: cosa ti ha fatto propendere per un linguaggio che ha l'effetto di un pugno nello stomaco?
Diego: "Sicuramente la consapevolezza che la condizione di apparente sicurezza in cui versa l'uomo occidentale nell'epoca del liberismo economico non è che un paravento fallace. Peraltro tale sistema di cose è tutt'altro che stabile, poiché basato su dinamiche incontrollabili, e non offre grosse garanzie di non collassare da un momento all'altro. Da che mondo è mondo l'uomo ha dovuto combattere ogni giorno per difendere sé stesso, e sottolineo il fatto di aver parlato di difendere sé stessi, e non di attaccare, conquistare o cose simili. Non voglio che questo concetto passi come un inneggiare alla guerra. Da parecchio non vedo più una luce negli occhi dell'uomo. Era la luce che vedevo in persone conosciute da bambino che vivevano in pace, ma che non avrebbero esitato a difendersi senza grossi scrupoli, o falso pietismo per i loro aggressori, se qualcosa di caro si fosse trovato in pericolo. Se quest'epoca dovesse finire o se i cambiamenti in atto dovessero portare ad un'esistenza meno sicura per tutti, saremmo in grado di reagire come un cane pastore che attacca senza esitazione i lupi per salvare il proprio gregge? Questo è un interrogativo che dovrebbe già di per sé aiutare, per coloro che se lo pongono, a comprendere l'importanza di non abbandonarsi al torpore... alla letargia, insomma."
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"Della morte me ne frego/così onoro questo credo", un passo formidabile e potente: sebbene il motto abbia avuto di per sé larga diffusione a cavallo delle due guerre mondiali, quando lo ascolto mi viene in mente la figura di Mishima... A chi ti sei ispirato per scrivere queste parole di "Storia Di Una Rondine"?
Diego: "Anche in questo caso, la scelta delle parole è dovuta alla necessità di descrivere il quadro psicologico di una persona cresciuta con valori talmente potenti e radicati da essere difesi anche a costo della vita. Poco importa se per l'idea di fedeltà alla propria patria o ad una serie di ideali."
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Ancora da "Storia Di Una Rondine": "sappi che avrò riso in faccia al plotone/e avrò intonato la nostra canzone/inno di questa mia giovane età/e della coerenza che ci educa". Quale può essere la canzone-inno di "questa mia giovane età"? Quali parole potrà contenere?
Diego: "Le parole di tutte le canzoni di guerra scritte per essere un inno alla giovinezza e all'audacia dei propri eroi. Le parole che ogni giovane combattente deve portare impresse nel suo cuore e nelle quali deve cercare di rispecchiarsi."
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"Ma che senso avrebbe arrivati fin qua/veder tramontare la civiltà": in cosa consiste la civiltà per il cecchino che va a morire in "Storia Di Una Rondine"? E, alla luce di quanto viviamo oggi, cosa significa 'civiltà' per te?
Diego: "Per il cecchino la civiltà è rappresentata dal proprio mondo che sta crollando. Sa che l'idea portata dall'invasore sarà detentrice di un sistema di valori completamente inconciliabile con i propri. Riesce (a differenza di molti altri suoi coevi) a percepire l'impatto nefasto e dissolutorio che questi nuovi valori avranno sull'ordine delle cose. Circa il mio concetto di civiltà, posso solo dire che è assai lontano da quella che è la manifestazione degli aspetti spirituali, sociali e materiali che caratterizzano la gran parte dei popoli che calcano la terra di questi tempi. Per dirla con una frase di Guglielmo, che ben rappresenta la nostra percezione dello stato attuale delle cose: Egida Aurea si pone come una voce... di un passato estinto e di un presente trincerato, che con le modalità di conduzione del mondo moderno ha e vuole avere ben poco a che fare"."
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Coerenza, onore, eroismo, morire per un'idea e per non veder tramontare la propria civiltà, sacrificare la giovinezza con il sangue: questi sono temi che hanno avuto valore in passato, ma anche principi incancellabili che fanno parte della storia dell'umanità. C'è un filo conduttore che porta gli Egida Aurea a riflettere sul presente usando situazioni degli anni andati?
Diego: "La ricerca della verità ossessiva e spasmodica, da qualunque parte dello spazio e del tempo essa provenga. Questo è il principale filo conduttore. Ogni valore dei nostri tempi viene confrontato con situazioni analoghe in cui il genere umano si è trovato in passato. Da questa ricerca risulta ad esempio che, dei valori che hai citato, c'è una certa carenza di questi tempi."
Guglielmo: "Non c'è un riferimento diretto al presente, ma in realtà il presente è la causa 'fuori scena', il filo conduttore appunto, che ci porta a prendere in oggetto determinate situazioni da utilizzare come exempla di confronto. Come dice Diego, ogni valore dei nostri tempi fornisce un valido confronto con situazioni più o meno analoghe del passato: alla società decaduta e intorpidita che ci circonda rievochiamo atti, fatti, stati dell'essere che hanno caratterizzato il nostro trascorso in tempi nemmeno troppo remoti, e che oggi si cerca con incessante impegno di rimuovere dalla coscienza comune. Temi come coerenza, onore, eroismo e sacrificio trovano una netta indifferenza da parte dell'odierna collettività, la nostra sociètà, il nostro occidente malato incurabile di numerose gravi patologie quali individualismo, relativismo e desacralizzazione cavalcante (per citarne alcune), che trova stridente il contatto con queste inadeguate eredità di pensiero, rimanenze di un modo di interpretare la vita oramai assai distante dall'attuale. In un gioco al dualismo sfrenato, si spaccia per progresso ed evoluzione del pensiero e della sensibilità umana la cancellazione di cardini che hanno dato alle generazioni del passato caratteristiche di onestà, giustizia, rigore ed educazione; ne deriva una società travisante che uccide il sacro ogni giorno e che, per dirla con Mircea Elide, "nella fase ultima della sua desacralizzazione, opera la mascheratura perfetta del 'sacro' e più precisamente la sua identificazione col 'profano'. Non è più tempo per gli eroi, retaggio inaccettabile per un presente che non vuole maestri, ma solamente pari grado; la volontà, poi, di seguire un ideale è valutata come invasamento o, bene che vada, come un astratto trascendere dalla realtà delle cose, la coerenza viene interpretata come sintomo di ottusità e mancanza di elasticità mentale, il sacrificio della vita è oggi più inconcepibile che mai, e il fatto stesso di denunciare un tale stato di cose è visto come un moralismo eccentrico e trendaiolo e viene disinnescato col potere del qualunquismo... si può dire che anche la cosiddetta 'voce fuori dal coro' abbia perso tutta la propria efficacia, essendo stata assimilata e riprodotta in serie da individui dalla dubbia onestà d'intenti. La situazione è quantomeno disarmante; con Egida Aurea ci piace quindi guardare indietro, scavare autonomamente nel nostro passato e cercare la chiavi per sbloccare il mistero del mondo moderno, guardare a esempi che oggi è impossibile trovare ed essere la voce di un tempo trascorso ormai quasi del tutto estraneo."
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Il tema della memoria tocca indistintamente sia i testi di Recondita Stirpe che di Egida Aurea, e forse la stessa musica appare spesso intrisa di questo sentimento. Cosa significa per te la parola 'memoria'?
Guglielmo: "Ricollegandoci in parte al discorso di prima, conoscenza della verità e memoria si incontrano in quell'inscindibile binomio, caro a Gustav Meyrink, fondamentale per assicurare all'individuo la corretta percezione della realtà che lo circonda. Conoscere il nostro passato, con le sue molteplici verità, procedendo con la necessaria capacità di distacco analitico, è l'unico mezzo che possediamo per penetrare il complesso presente che ci attanaglia. Proprio in virtù di tutto ciò, assistiamo quotidianamente alla manomissione delle verità passate e presenti allo scopo di influenzare e indirizzare al meglio un consorzio umano sempre meno volto alla ricerca personale della risoluzione degli enigmi, e sempre più prono all'assoggettamento manipolativo dei grandi burattinai. Così termini come 'memoria condivisa' o 'memoria collettiva' sono tornati ad imperversare nel nostro paese come altrove, sbandierati alla stregua di slogan promozionali da supermarket col solo scopo di raccontare una Storia di comodo opportunamente dotata di luci ed ombre, con la tranquillità che il cittadino medio non si preoccuperà mai di approfondire le questioni importanti e spinose di proprio pugno, se non per pigrizia intellettuale, sicuramente per non intercorrere nell'eretica negazione delle cosiddette 'verità ufficiali'. È bene che il popolo pensi che il giusto risieda da sempre da una parte e l'errato dall'altra, che gli eroi siano alcuni e gli empi altri e, se si avrà un po' di fortuna, la stoltezza dei molti contagerà anche i pochi, e nessuno andrà ad aprire armadi sepolti nella storia che tanto fastidio potrebbero dare. Il lifting mnemonico è sempre in piena opera, nel caso specifico dell'Europa sembra di infierire su un cadavere: assemblee, parlamenti, unità monetarie, celebrazioni e belletti vari appaiono più che altro ultimi macabri ritocchi ad una salma pronta per la camera ardente. Una volta rinnegato quasi tutto quello che ha caratterizzato la propria storia, in assenza di una seppur minima stilla di controtendenza, l'Europa aspetta che una sempre più vigorosa Asia le stacchi il respiratore per andare a far compagnia a quei cicli storici esauriti e lentamente sbiaditi che il mondo si porta dietro. In questo scenario, dunque, non bisogna mai risparmiarsi nell'opera di contrasto al cataclisma incipiente: conoscere per ricordare e ricordare per conoscere sono atti dovuti alla dignità dell'individuo e della collettività tutta, un popolo senza corretta memoria è un popolo senza corretta identità."
Christoff: "Noi siamo il nostro passato, e se si recidono le radici è inevitabile la caduta. In 'Notturni Rivali' non a caso parlo di "alberi remoti e cangianti", la nostra capacità di ergerci dipende da quanto è forte il nostro legame con la terra. Solo in questo modo possiamo assicurare il nostro futuro, solo in questo modo sarà possibile guidare il proprio fato fino in fondo, senza timori o tentennamenti, consapevoli di fare la cosa giusta."
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Di solito si parla di 'ottobre rosso di Mosca': perché avete deciso di modificare il concetto nel brano "L'Ottobre Nero Di Mosca"?
Guglielmo: "Il titolo del brano si richiama ad un'espressione utilizzata da Maurizio Blondet in un suo scritto, incentrato sul colpo di stato avvenuto in Russia il 4 ottobre 1993, quello che in pochi ricordano appunto come l'ottobre nero di Mosca, quando per ordine di Boris Eltsin il parlamento russo, ove si erano asserragliati deputati e cittadini in difesa del diritto costituzionale del 'Congresso dei deputati del popolo' e del 'Soviet Supremo della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa', fu preso a cannonate con felice avallo di tutto l'Occidente liberaldemocratico. Di tutta la situazione ci ha attirati soprattutto l'aspetto meno menzionato: i cronisti occidentali intervenuti durante un massacro le cui stime oscillarono dalle 720 vittime al doppio delle stesse, osservarono infatti che in difesa della Casa Bianca Russa intervennero tipologie umane delle quali nel paese si credeva persa la razza, ossia nazionalisti russi, nostalgici zaristi, veterani dell'armata rossa che avevano combattuto in Afghanistan e via dicendo, tutti in difesa dell'indipendenza culturale russa dall'europeizzazione liberale voluta da Eltsin e i suoi. Abbiamo perciò puntato la lente d'ingrandimento su un fenomeno piuttosto particolare, la recrudescenza del nazionalismo russo: difatti, dopo settant'anni di dittatura sovietica, in un paese improvvisamente aperto al 'libero mercato' attanagliato da fame, crisi economica e criminalità su più livelli, di fronte al progressivo ed incontrovertibile disfacimento del potere moscovita, ha preso piede in maniera più accesa quella che Blondet definisce come 'l'ideologia di riserva mai cancellata del tutto dall'animo russo', appunto l'idea nazional-popolare. Concetti come Autocrazia ed Ortodossia, la convinzione di un compito messianico nei confronti dell'umanità intera (come testimoniano gli scritti di Konstantin Nikolaevic Leontiev) caratterizzano da sempre il comportamento di un popolo che non ha mai abbandonato nell'intimo il mito della Terza Roma. Lo sguardo si volge allora al tempo degli Zar, ad un impero la cui estensione dominava dalla Finlandia a Samarcanda: non a caso oggi possiamo vedere che, un po' ovunque, ove è scomparsa la falce e martello ha ripreso posto l'aquila bicipite di bizantina memoria. Con un'operazione più unica che rara c'è chi in Russia risveglia la propria memoria, ritrova la propria identità semicancellata, si riveste della propria volontà messianica tesa a costruire un ordine nuovo contro ogni altro ordine, ma soprattutto si riscopre asiatico e antioccidentale; la ricerca di quei valori spirituali schiacciati per tanto tempo, infatti, contrappone giocoforza il paese ad un Occidente mercatocratico e materialista. In futuro con Egida Aurea, nella continua osservazione della tradizione dei popoli, tratteremo ancora il particolare approccio della matrice russa, apparentemente opposto ma sostanzialmente parallelo a quello di chi in Europa ancora cerca di contrastare lo sfascio del sistema dei valori tradizionali."
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In "Il Giorno Delle Chimiche Brume" tornate a descrivere un'azione di guerra tout-court. Considerando quanto sia centrale in Egida Aurea la presenza della battaglia, quasi ridotta a eroico scontro ai limiti della sopravvivenza relegato in ambientazioni da guerriglia urbana, vorrei chiederti qual è la tua opinione riguardo le guerre e gli scontri armati a cui prende parte oggigiorno anche l'Italia. Insomma, pensi abbia senso il sacrificio di vite umane per missioni di 'pace'? C'è ancora un ideale che spinge gli italiani ad imbracciare le armi e rischiare la vita?
Diego: "Voglio sperare che un qualche ideale sia ancora presente in alcuni uomini che scelgono di servire lo stato (mentre è un dato di fatto che per molti altri la scelta della carriera militare consista per lo più in una via per risolvere il problema dell'occupazione... ma questo del resto avviene in ogni campo in cui sia necessaria un minimo di motivazione). Tali persone sono sicuramente guidate da un senso di fedeltà all'idea di stato che trascende ogni possibile considerazione circa la malafede dei burattinai che ad oggi detengono il potere sullo scacchiere internazionale. Non credo nella sincerità di chi cerca di esportare democrazia e rispetto di diritti umani evoluti in altri stati con gli eserciti. Guarda caso gli stati target di questi interventi militari hanno tutti un'importanza economica o geopolitica rilevante."
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Sempre ne "Il Giorno Delle Chimiche Brume" la protagonista, sentendo il rischio di morire, intona le seguenti parole: "forse è questo il giorno in cui/rincontrerò colui/che rese gli anni miei/meno indigesti". A chi ti riferisci esattamente con quel 'colui'?
Diego: "Spesso, le persone che optano la scelta di combattere (siano essi soldati, guerriglieri, miliziani o partigiani) vengono descritte come esseri non più legati alle debolezze che l'emotività umana impone (o comunque persone che non hanno dovuto fare i conti con le proprie paure, con il dolore per le inevitabili rinunce ecc). Questo avviene spesso anche nel filone neofolk, in cui la mitizzazione del combattente raggiunge talvolta livelli assoluti, diventando però in qualche occasione annichilente e non completamente adatta a trasmettere l'idea che la lotta contro le proprie emozioni rappresenti un passo fondamentale per giungere ad essere un soldato, o più semplicemente un uomo. Quasi tutta la pedagogia attuale, poi, è incentrata sull'idea che le emozioni rappresentino un limite quasi invalicabile. La preoccupazione maggiore è non incappare nel conflitto mentale o in situazioni potenzialmente traumatizzanti. L'idea della guerra che ognuno deve combattere al proprio interno per diventare uomo appartiene a stilemi pedagogici passati. Detto ciò, vorrei precisare che non mi occupo della formazione di guerrieri, ma più semplicemente di 'combattimenti' interni all'animo umano che si rendono necessari alla crescita spirituale. In tal senso si spinge la mia analisi e la conseguente simulazione di quadri psicologici, come quello della protagonista della canzone. Questo testo vuole dare maggiore rilievo alla dimensione umana. La protagonista ha vissuto momenti in cui la difficoltà della propria condizione esistenziale, poi sfociata nella scelta di combattere, è stata quantomeno addolcita da un sentimento di amore poi finito con la morte di questo compagno. In tal caso, anche la lusinga che la morte potrebbe offrire a ristoro delle fatiche del combattimento è resa ancor più invitante dall'idea di ritrovare nell'aldilà la persona amata, ma tuttavia viene messa al vertice della scala dei valori l'importanza che la sopravvivenza di un solo elemento rappresenta per il gruppo intero in uno di quei giorni in cui sopravvivere è più importante che concedersi l'onore di una morte eroica."
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Rispetto agli altri brani del miniCD, "Theos Aniketos" ha un andamento musicale diverso: in particolare mi è parso di cogliere collegamenti con i Litfiba di "17 Re" nel motivo di tastiera, nonché un giro di basso insolitamente wave...
Guglielmo: "In realtà in quel brano, volendo far risaltare un'atmosfera mistica e sacra ma insieme oscura e lontana nel significato quanto nello spazio-tempo, ci siamo rifatti ad alcune sonorità de Il Segno Del Comando, progetto passato di Diego, che effettivamente, per la relativa vicinanza temporale al lavoro che tu dicevi, ne condivide alcune peculiarità."
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Vuoi spiegarci chi è il guerriero macedone del titolo e perché hai deciso di costruire un brano intorno a questa figura?
Guglielmo: "Si tratta ovviamente di Alessandro Magno. Il pezzo doveva originariamente essere inserito in una compilation incentrata su tematiche elleniche della quale però non si fece poi nulla, allora decidemmo di includerlo col resto del materiale in preparazione per il mini. La figura di Alessandro il Macedone è importante per un elevatissimo numero di motivi, e l'approccio alla sua figura ha generato un mondo particolarmente sfaccettato di interpretazioni; nello specifico, decisi di sottolineare la trasmutazione umano-divina dell'eroe evidenziando il suo percorso di vita e metaforizzandolo con la sua inarrestabile marcia vittoriosa. Da uomo tra gli uomini a 'theos aniketos', dio invitto, i suoi pochi anni di vita ne fecero un astro dalla lucentezza incomparabile, esempio per tutti i signori di uomini che seguirono: Augusto si inginocchiò sulla sua tomba, i sacri imperatori bizantini per 1123 anni mantennero lo studio della sua figura tra i principali precetti del governante; egli fu l'uomo che, alzatosi in piedi e accettato il proprio destino, lo seguì fino in fondo rovesciando eventi titanici e divenendo un vero e proprio mito. Nel suo segno si intravedevano già la grandezza di Roma e il complicato rapporto di incontro-scontro tra Oriente e Occidente che solamente Roma seppe superare, ma che in seguito non trovò mai più composizione."
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Molti considerano Egida Aurea un progetto parallelo dei Recondita Stirpe, forse un divertissement. Io personalmente ritengo che abbia tutte le carte in regola per proporsi come una nuova grande realtà: hai in programma di dare alle stampe un album firmato Egida Aurea?
Diego: "Egida Aurea non è un progetto parallelo a Recondita Stirpe. Io ritengo entrambi progetti portanti che debbono procedere su binari differenti. Stiamo già lavorando su un full-length di Egida Aurea, per il quale sono già stati scritti tutti i brani. Successivamente riprenderemo anche a lavorare alla realizzazione di un nuovo miniCD con Recondita Stirpe."
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Quali sono, invece, i prossimi progetti per Recondita Stirpe? Dopo l'album attendiamo tutti una serie di concerti che, spero, tocchino un po' tutte le zone d'Italia...
Christoff: "Per ora non abbiamo alcun ingaggio rispetto ai concerti, ma non appena verrà impostata la fase di promozione del disco, inizieremo le prove in previsione di eventuali esibizioni live."

"Termini come 'memoria condivisa' o 'memoria collettiva' sono tornati ad imperversare nel nostro paese come altrove, sbandierati alla stregua di slogan promozionali da supermarket col solo scopo di raccontare una Storia di comodo opportunamente dotata di luci ed ombre, con la tranquillità che il cittadino medio non si preoccuperà mai di approfondire le questioni importanti e spinose di proprio pugno, se non per pigrizia intellettuale, sicuramente per non intercorrere nell'eretica negazione delle cosiddette 'verità ufficiali'."
(Guglielmo Amore)
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Siamo giunti al termine. Rinnovandovi i miei complimenti, vi lascio a disposizione questo spazio.
Diego: "Grazie per la possibilità concessaci in questa intervista. Mandiamo un saluto a tutti i lettori di DARKROOM Magazine."
http://www.reconditastirpe.com/
http://www.hauruckspqr.com/
Recensione tratta da http://www.eutk.net/
Mi rendo conto benissimo che questi nostrani Recondita Stirpe non sono proprio il classico gruppo che si trova sulle pagine digitali di Eutk.net, proprio per la loro natura artistica lontana km dal più remoto concetto di Heavy Metal. Questo comunque non dovrebbe essere un freno all'apertura mentale di un appassionato di musica. Recondita Stirpe è quasi un collettivo (e qui si potrebbero fare rodere...) di musicisti che fra sinuose aperture acustiche/folk trascinano l'ascoltatore nella ricerca/riscoperta di un certo modo di fare cultura, fra letteratura, storia e un certo esoterismo velato e mai troppo manifesto. Qualcuno di voi sicuramente conoscerà gli Ataraxia, oppure gli Argine, ecco forse questi due complessi possono contribuire almeno in un primo momento a farvi intuire di cosa sto parlando, anche se in un secondo momento con un'analisi più dettagliata le differenze concettuali fra queste band sono molte, e marcate. Pur essendo un disco omogeneo a livello stilistico questo Nessuna Letargia offre al suo interno varie sfaccettature, partendo dalla anthemica Notturni Rivali, per poi passare attraverso Il Sibilo Di Giano, per non parlare di La Malia Dei Sensi, che con le sue movenze assume quasi accenti popolari, stesso discorso vale per Pestilentia. Come ho già detto ad inizio recensione avvicinarsi a questi Recondita Stirpe non è facile, ma chi ha avuto qualche contatto con il Neo-Folk di Death In June, primi Der Blutharsch non credo avrà molte difficoltà nell'apprezzare anche loro.
Genere: Folk / Ambient
Anno di uscita: 2008
Durata: 43 min.
Tracklist:
- DANS LA CHAMBRE
- NOTTURNI RIVALI
- IL SIBILO DI GIANO
- THE MARCH OF THE INVISIBLE LEGION
- DOVE SEI?
- THE FALLING SUN
- LA MALIA DEI SENSI
- PESTILENTIA
- LOST COMPANIONS
- NESSUNA LETARGIA
- INVASION
- CADUTI
Line up:
- Diego Bachero: bass, keyboards, synth, programming
- Christoff: vocals
- Carolina Cecchinato: vocals
- Mirko Giorgini: classic guitar, acustic guitar
- Guglielo Amore: percussion
Recensione a cura di
Andrea 'BurdeN' Benedetti
VOTO: 7,5
Recensione tratta da http://www.erbadellastrega.it/
RECONDITA STIRPE - NESSUNA LETARGIA
Hau Ruck SPQR 2008
Dopo il mini omonimo uscito due anni fa (e recensito in ritardo su queste pagine a inizio anno), il combo genovese arriva finalmente al debutto su lunga durata, e non posso che accogliere positivamente quest'avvenimento. Il giudizio positivo che avevo nutrito nei confronti dell'ep è qui confermato e rafforzato, e non credo di esargerare dicendo che i Recondita Stirpe possono essere tranquillamente considerati tra i pochi eredi di un certo tipo di neofolk, genere che dopo un periodo di sovraesposizione è poco a poco imploso a causa della carenza di idee. idee che non mancano ai nostri, che reinventano ad ogni passaggio gli stilemi già percorsi in precedenza da altri. I clichè ci sono tutti (tamburi marziali, chitarre acustiche vs fisarmoniche, voci epicheggianti...), ma non vengono abusati e diventano semplicemente un mezzo per esprimersi. Il tango "La Malia Dei Sensi" ad esempio è un brano che sembra già essere stato scritto milioni di volte, eppure non si può fare a meno di amarlo e riascoltarlo, così come Invasion o Pestilentia. Un album che parte un pò in sordina a mio avviso, ma che dalla metà in poi prende il volo. Le ultime sei tracce segnano il percorso da seguire dei nostri, che potrebbe in breve tempo portarli nel gotha del Neofolk di classe, grazie anche ad un lirismo ispirato e pungente, non privo di ironia, che è il vero perno sul quale ruota il fascino e la magia dei RC. Un ottima prova, un debutto su lunga durata che fa ben sperare per il futuro.
Max1334
Recensione tratta da http://www.filthforge.altervista.org/

RECONDITA STIRPE
"Nessuna Letargia"
Hau Ruck! SPQR - 2008
CD - 1000 copies
After the well-received and extremely limited debut EP of two years ago, here comes Recondita Stirpe's official first full-length, still released under the insignia of Hau Ruck! SPQR. Since the first chords of opening "Dans La Chambre", the listener easily realizes that Diego Banchero's band has made a large improvement since the first recordings, and the following eleven songs show even more the excellent level achieved by all members. Christoff's and Carolina Cecchinato's voices are exciting, both as solo and together, while the music perfectly swifts between epic marches, exalting battle hymns, all-consuming Mediterranean ballads and popular chants, showing all the musician's great skill and talent.
This time, the band decided to sing most of the lyrics in their native Italian, apart from the aforementioned "Dans La Chambre", in French, and "The Falling Sun", in English. The other two Anglo-Saxon titles, "The March Of The Invisible Legion" and "Invasion", are actually instrumental pieces, excellent ones by the way, possibly the best examples of the Genova group's mastery with their instruments. "Notturni Rivali", "Il Sibilo Di Giano", "La Malìa Dei Sensi", "Pestilentia" are the most convincing songs, with their powerful, epic and flaming melodies, but the whole CD is set on high standards, without any truly weak moment.
Recondita Stirpe are among the few bands able to go beyond neofolk stereotypes and forge a personal style, playing music that is a charming encounter of ancient and modern, of 70s' progressive folk rock with traditional chants and popular ballads. Much like their town fellows IANVA, they also manage to conquer a wider European and worldwide audience even singing most of the lyrics in their native language. "Nessuna Letargia" is a highly recommended listening experience, together with Diego Banchero's equally exciting side-project Egida Aurea.
- Simon V.

Rumore #197 Giugno 2008
Recondita Stirpe
Nessuna Letargia
HauRuck/SPQR
Voto 7
Anche l'esordio dei Recondita Stirpe confermando una tendenza prettamente italica, mira a condurre la tipologia dell'estetica NeoFolk (con il suo background tradizionalista ed eroico, oltreché rivoluzionario) nella rivendicazione di una sensibilità sonora mediterranea che non teme riadattamenti di linguaggi quali il tango (Il Sibilo di Giano, sorta di inno verso unità spirituale corroborata dalla precarietà contemporanea, ma sopra tutti La Malia dei Sensi), la melodia esistenziale francese, o la "strofa agreste" di De Andrè.
Nessuna Letargia possiede un gioco efficace proprio a causa di questa identità, onestamente donata pur tenendo a mente le origini wave del suo ceppo ( Death In June, Sol Invictus e Diaframma, si vedano The March of Invisible Legion, Lost Companions o The Falling Sun) e figlia della minuziosa ricerca di questi anni operata da Camerata Mediolanense (la marcia melanconica di Dove Sei?), Spiritual Front e IANUA.
(Stefano Morelli)
Recensione tratta da http://www.chaindlk.com/

Artist: RECONDITA STIRPE [ info {at} reconditastirpe {dot} com ]
Title: Nessuna Letargia
Format: CD
Label: HauRuck! SPQR [ info {at} hauruckspqr {dot} com ]
Rated: 




With a title that sounds like a calling to action NESSUNA LETARGIA ("Any lethargy") is the debut album by Recondita Stirpe. The band coming from Genova is also active as Egida Aurea (I think they differ of only one or two band members) but the sound of Recondita Stirpe is a little more folk than neo-folk ("La malia dei sensi" sounds like an Italian tango). Some of their songs recalled me the atmosphere of the partisan's songs as well the traditional Italian communist songs. Acoustic guitars, accordion, percussions and choruses are the main characteristics of the band's sound which succeed into blending melancholy and strength. Lyrics, in my opinion, have a lot of importance because by reading them while listening to the music you have a different experience: is like they enhance the whole atmosphere. Musically I prefer Egida Aurea but I can't deny the force and the honesty that you feel by listening to NESSUNA LETARGIA.
Review by: Maurizio Pustianaz
Recensione tratta da: http://www.oriononline.info/
Egida Aurea: “Storia di una rondine”
di VKK
Egida Aurea: “Storia di una rondine” MCD [Wolf Age Records]
Mini-CD di esordio per gli Egida Aurea, progetto nato a Genova per volontà di Diego Banchero e Carolina Cecchinato, entrambi già militanti tra le fila di Recondita Stirpe.
I nostri si presentano al pubblico della scena neofolk, e non solo, con quattro tracce veramente degne di nota, da cui si evincono personalità e capacità compositive di un certo livello. Il neofolk proposto, dalle forti tinte marziali sia dal punto di vista strettamente musicale che concettuale, li avvicina in parte alle soluzioni che hanno reso celebre la Camerata Mediolanense e li rende decisamente appetibili anche a chi, pur non “politicamente schierato”, si riconosca in un tessuto principiale ben definito. Lontani dallo stile dei conterranei IANVA, gli Egida Aurea si pongono comunque nell’ottica di chi vuole comunicare qualcosa: se il progetto di Mercy & D’Alterio mira, in maniera del tutto a-ideologica, allo scardinamento sistematico e salutare di una pletora di luoghi comuni circa il senso di appartenenza e la storia patria rilanciando quasi con prepotenza un idem sentire da tempo annacquato e, diciamolo francamente, dimenticato in ambito artistico, Egida Aurea assume connotati più eterei, collocandosi in una dimensione diremmo quasi mitica-mistica (“Theos Aniketos”, “Il giorno delle chimiche brume”), un’atmosfera di aurea -per l’appunto- decadenza svincolata dal piano della “Italianità” e più propriamente afferente a un piano eroico dai connotati generici (si vedano il testamento spirituale dell’ultimo fuciliere di “Storia di una rondine”, o le atmosfere plumbee de “L’Ottobre nero di Mosca”).
Nell’attesa di un CD di lunga durata, “Storia di una rondine” funge da ottimo apripista e biglietto da visita per un gruppo che ha sicuramente molto da dire e che con ogni probabilità saprà sorprenderci anche in futuro.
Tracklist:
1- Storia di una rondine
2- L’Ottobre nero di Mosca
3- Il giorno delle chimiche brune
4- Theos Aniketos